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HOW TO REAPPEAR COMPLETELY | INTERVISTA AI RADIOHEAD
Tre anni fa i Radiohead cantavano How To Disappear Completely, “come sparire completamente”. L’hanno fatto, per un certo periodo. Oggi è tempo di ricomparire con un album, Hail To The Thief, dai temi forti, che racconta in modo apocalittico l’era del “crepuscolo” che sta vivendo la nostra società.
di Monica Melissano


Anche stavolta è accaduto. Si inizia a parlare e discutere di un nuovo album dei Radiohead da quando trapelano le prime voci sull'inizio dei lavori di registrazione. I Radiohead che volano a Los Angeles col produttore di sempre Nigel Godrich; i Radiohead che abbandonano i computer per tornare alle chitarre; i Radiohead derubati dai nastri non ancora mixati dei nuovi brani, subito preda dei navigatori Internet di tutto il mondo; i Radiohead che intitolano il nuovo album Hail To The Thief, schierandosi contro George W. Bush, i Radiohead che saranno in tour, e i biglietti dei concerti volano via in pochi giorni.
Strano destino, toccato in sorte neppure alle rockstar più appariscenti ed esibizioniste, quello di questi cinque ragazzi di Oxford, schivi per natura, da sempre concentrati sulla propria musica e mai sull'immagine, sulla possibilità di spostare e ridefinire confini più che sugli andamenti delle classifiche. E così sembra quasi di sapere tutto, mesi prima che Hail To The Thief sia ne>i negozi, per scoprire invece, a un primo ascolto della versione definitiva dell'album, che non si sapeva proprio nulla, che nonostante la sovraesposizione mediatica i segreti non sono stati svelati.
Da sempre restii ai contatti con la stampa, i Radiohead finiscono sulle copertine delle testate più influenti un mese prima dell'uscita del disco, ma riservano le loro comunicazioni e dichiarazioni ai fan, eleggendo la Rete a luogo di incontro privo di filtri, e quando le tracce pirata compaiono in rete il gruppo al completo esprime il proprio disappunto direttamente sulla message board del sito ufficiale. I molteplici universi che i Radiohead hanno dischiuso, ormai da dieci anni a questa parte, sono racchiusi in un mondo che' è stato tenuto lontano dalle telecamere e dai microfoni, un mondo privato e un po' retro, in cui i pezzi nascono ancora in sala prove, nelle campagne dell'Oxfordshire, e vengono messi alla prova di fronte al pubblico dei concerti prima di essere lavorati in studio, un mondo in cui l'ispirazione può essere data da una radio accesa in cucina, da una volutamente non sbandierata paternità, come la nascita del piccolo Yorke, battezzato Noah, come colui che guidò la razza umana alla salvezza durante il Diluvio.
Nelle note stampa ufficiali Yorke ricorda di aver partorito le immagini che popolano l'album nel corso di lunghi vagabondaggi nelle campagne attorno 'alla sua casa, di preferenza verso il tramonto: "Ho un'auto coi fari blu, e la loro luce si mescolava a quelle della vita selvatica in mezzo ai cespugli. Il crepuscolo mi procurava l'impressione di essere nella dimensione di un sogno, ma anche un senso perverso che ci fosse qualcosa di minaccioso in attesa". È questo senso di sospensione che si ritrova in Hail To The Thief, e non a caso anche per l'intero album, come per tutti i brani che lo compongono, il gruppo ha indicato un titolo^ alternativo, che è The Gloaming, lo stesso di uno dei pezzi che più si spingono verso un baratro assordante di ritmi trance e bassi dilatati, a evocare raduni tribali di un'umanità nell'era successiva al corto-circuito della tecnologia. "The Gloaming è musica che viene da Marte", ci racconta il chitarrista Ed O'Brien. "Arriva dall'altro mondo. Suonerebbe immensa con un sound System potente, che renda i bassi ancora più profondi e pieni. È sorprendente." Come Ok Computer aveva fissato l'istantanea di un futuro prossimo dominato da una realtà virtuale, l'immagine di un mondo ridotto in pixel, ascoltando Hail To The Thief vengono in mente le scene conclusive di Fino alla fine del mondo di Wim Wenders, con l'uomo abbandonato dalla tecnologia che si ritrova smarrito a fare i conti con gli abissi della propria mente, costretto proprio malgrado a tornare alle parole, alla macchina da scrivere, alla materia. Non a caso Hill è popolato di miti e di favole, da Noè al Genio della Lampada, dalle Sirene omeriche al Lupo Cattivo che bussa minaccioso alla porta. Il Mito è il veicolo potente e universale attraverso cui l'umanità tutta ha da sempre simbolizzato la propria Natura a un livello profondo, e il bisogno di utilizzare questo linguaggio coincide con la consapevolezza di trovarsi a uno snodo fondamentale della Storia, in cui gli spettri della guerra, delle malattie, della dittatura, riportano a un'oscurità medievale, o alla prima metà dello scori® secolo, a memorie tanto più pericolose quanto volutamente rimosse. In quest'ottica, lo stesso titolo assume un senso più universale, che.va oltre il semplice utilizzo di una frase nata per.protestare contro la controversa elezione di Bush a Presidente degli Stati Uniti, quando i manifestanti avevano accolto l'insediamento del Presidente nella White House coniando la frase "Hail to thè thief, our commander in chief" ("Salute al ladro, il nostro comandante in capo"). Nelle note stampa ufficiali Thom Yorke dà una lettura più profonda e completa: "Abbiamo solo assorbito ciò che ci sta attorno, cercando di incanalarlo. Se arriveremo al punto in cui la gente inizierà a dar fuoco ai nostri dischi, allora il titolo avrà un senso. È questo il punto. Il crepuscolo è iniziato. Siamo nell'oscurità. Tutto questo è già accaduto. Andate a leggervi un po' di storia".
Eppure, benché l'immaginario e i toni siano spesso apocalittici, a livello personale per i Radiohead questo è un album positivo, addirittura solare, di certo segno di una ritrovata istintività. L'aver accolto i suggerimenti di Godrich, che da tempo premeva perché il gruppo lavorasse a Los Angeles, ha avuto il suo peso. Se Ok Computer risentiva della sospensione irreale della St Catherine's Court, la manor house nei pressi di Bath dove il gruppo si era volontariamente recluso, e Kid A incarnava il gelo di Copenhagen, anche in questo caso la cornice è divenuta parte integrante dell'azione: "Il luogo, e il tempo meteorologico, sembrano avere molta influenza su quel che facciamo", conferma il batterista Phil Selway. "Los Angeles ha contribuito a dare un certo tipo di carattere a ciò che abbiamo registrato. Siamo stati lì due settimane, lavorando molto velocemente, incidendo una traccia al giorno. E ogni giorno c'era il sole al di fuori dello studio. Penso ci abbia aiutato a raggiungere un certo stato mentale, di confidenza in noi stessi. Ci ha aiutato a rilassarci, e questo si sente nel modo in cui abbiamo suonato. Il disco risente comunque di due posti del tutto diversi, perché poi siamo tornati a Oxford, nel nostro studio personale. Lì abbiamo lavorato altre cinque settimane, su pezzi nuovi e su altri che già avevamo iniziato a L.A. Da questa fase sono venuti fuori gli elementi che sono più riconoscibilmente Radiohead. Era ormai inverno, e questo ha fatto emergere gli aspetti più freddi".
Un approccio indubbiamente nuovo, per la band, quello di registrare quasi come si trattasse di un performance live, lontanissimo dai lavori per Kid A, quando trascorreva addirittura un mese prima che il gruppo, e Godrich, fossero definitivamente soddisfatti di un brano. Un modo diverso di lavorare anche per il produttore, ma su cui non ci sono stati disaccordi, come racconta O'Brien: "Nigel semplicemente cattura ciò che noi facciamo. In questo caso avevamo giù suonato i pezzi dal vivo, erano già stati arrangiati, e lui ha voluto catturare questo. Non ha voluto che fossimo coinvolti in sperimentazioni, questo casomai lo abbiamo potuto fare in un secondo momento. Volevamo un album che riflettesse la gioia di suonare dal vivo". E non a caso, secondo una prassi abituale, i Radiohead hanno voluto collaudare sul palco i nuovi brani, in unafèerie di date in Spagna e Portogallo nell'estate 2002: È importante carpire l'energia che i fan ti rimandano, per capire quali pezzi mettere assieme", conferma Selway. "Volevamo essere pronti quando siamo entrati in studio, e registrare con un'attitudine il più possibile vicina all'idea stessa performance." ‘
"Volevamo in qualche modo ripartire dall'ottima reputazione che abbiamo come gruppo live", aggiunge Ed. "Forse per questo è stata la prima volta che abbiamo apprezzato davvero l'essere in studio." Quest'attitudine trapela soprattutto in due direzioni, in Hill. Una è il ruolo del cantato di Thom, che è sempre in primo piano, anche nei pezzi più elettronici, mai avvolto o sopraffatto dalle basi o dagli strumenti. Sembra quasi che il suono stesso della voce sia più importante del testo, e il fatto che spesso ci siano frasi ripetute ossessivamente crea uno stato di trance. Ed: "È interessante, perché è la stessa cosa che diceva Thom quando provavamo i pezzi, diceva di volersi concentrare sul suono della sua voce. Il timbro di Thom è particolare, molto chiaro, e lui voleva cantare in modo rilassato. Le parole sono importanti, anche se non sono testi su cui ha trascorso mesi, sono nati spontaneamente, già in associazione con l'idea che aveva su come avrebbe dovuto suonare il disco." Questo ha a che vedere anche con l'evidente influenza del jazz-blues? Dei passaggi in tal senso erano già presenti in Amnesiac, ma in questo caso un brano come We Suck Young Blood ha davvero il sapore di un fumoso e semideserto locale anni 50.... "We Suck Youg Blood è ispirata da Tom Waits. Puoi chiamarla soul music; per poterla suonare bisogna essere rilassati, circondati dalla calma, per poter entrare in contatto col proprio spirito. Ma il soul può essere anche duro, perché ha un potere e un'energia eccezionali. Abbiamo voluto tenerci lontani da ogni approccio intellettuale, e 'sentire' la musica. In altri dischi abbiamo voluto cercare il modo di 'suonare differenti', stavolta la cornice è stata un'altra. Thom ha ascoltato moltissimo Mahalia Jackson, in questo periodo, che canta in un modo molto spirituale; se ascolti Amazing Grace senti la sua spiritualità, il fatto che lei creda profondamente in Dio. Thom è stato molto ispirato da questo. Tutti i grandi cantanti hanno questa capacità di tirare fuori lo spirito: Bono degli U2, Michael Stipe..."
La presenza di brani come Sit Down Stand Up, The Gloaming o Myxamatosis, dominati da basi a tratti vicine a una techno alienante, in altri al trip-hop, sembra costituire una sorta di contraltare, di compensazione. Phil: "Abbiamo iniziato a lavorare in quel senso mentre eravamo ancora in tour per Kid A e Amnesiac. Abbiamo voluto usarlo come una sorta di nuovo punto di partenza. Jonny ha lavorato coi sequencer, creando segmenti che possono stati uniti assieme. In Sit Down Stand Up c'è una linea di basso che poi è stata unita alle sequenze che Jonny usava dal vivo. Sono sintetizzatori analogici, che permettono di ordinare i campionamenti in sequenza, e di modificare i suoni dal vivo. Comunque, condivido il tuo punto di vista, e penso che in passato solo Ok Computer sia riuscito a raggiungere questo tipo di bilanciamento". Ed: "In gran parte le basi sono elementi a cui ha lavorato Thom col suo laptop; a volte sono suoni generati in studio, poi se li porta via e continua a lavorarci per conto suo. Lui è affascinato dalla techno, segue i dj, la club culture".
E poi ci sono le chitarre, e un brano come Where I End And You Begin fa tornare addirittura in mente gruppi come Jesus And Mary Chain, My Bloody Valentine, insomma il cosiddetto shoegazing di inizio anni 90. Ed: "È la musica che ascoltavamo a fine anni 80, quando eravamo tutti all'università, ed eravamo tutti molto presi dalla scena indie. Ma molte volte il problema della musica indie è che non è suonata bene, così abbiamo voluto prenderne lo spirito, ma suonandola al meglio. In quel pezzo ci sono i New Order, i Joy Division, i Cure; c'è lo space rock, con la testa fra le nuvole. Il testo ripete 'I am up in thè clouds / And I can't and I can't come down', come a dare un senso di galleggiamento". Parte di questi gruppi oggi sono scomparsi dalla luce dei riflettori, molti hanno addirittura smesso di suonare. I Radiohead in un certo senso sono stati fortunati, perché hanno avuto la possibilità di fare ciò che si sentivano di fare, senza cedere alle pressioni o alle richieste dei media e del pubblico. Ed: "L'essere al posto giusto nel momento giusto è tutto. Eravamo una band nata sui banchi di scuola, suonavamo guitar songs con un mucchio di distorsioni, eravamo influenzati dai Pixies. Nel '92 i Nirvana sono diventati famosi, e noi abbiamo avuto un contratto a causa del loro successo. In definitiva, noi e loro siamo stati influenzati dagli stessi gruppi, e l'anno dopo Creep è diventata un successo. Nell'epoca del brit pop noi eravamo fuori con The Bends, che non era assolutamente un disco di quel genere. Il momento è importante. Si può fare un bellissimo disco, ma magari nel momento sbagliato. Prendi i Supergrass, che sono come noi di Oxord. Secondo me sono la band più sottovalutata d'Inghilterra. Li amo molto, e penso facciano dei dischi stupendi, ma sono un gruppo difficile da collocare oggi, anche se di certo trenta anni fa sarebbero stati famosissimi. Noi, da questo punto di vista, siamo stati fortunati. E abbiamo potuto contare su un grande management, sul supporto dell'etichetta, anche negli States. Oltre alla musica, c'è bisogno di avere attorno gente che capisca e ti dia supporto".
Una serie di coincidenza fortunate, forse, di certo la capacità umile ed egoistica .al tempo stesso di rifiutare ogni scorciatoia, fatto sta che per i Radiohead oggi non è un problema progettare l'ennesimo tour già sold out che li porterà ancora una volta in ogni angolo della terra, con la facoltà di poter scegliere, per le imminenti date italiane, luoghi suggestivi come Piazzale Michelangelo a Firenze e Piazza Castello a Ferrara. "Penso che i Radiohead siano una band che si adatta a contesti molto differenti fra loro", riconosce Phil. "Piazza Santa Croce, ad esempio, era un'ambientazione molto drammatica." Le note di Hail To The Thief nella luce del crepuscolo... quale colonna sonora più adatta per raccontare del collasso del mondo in questo 2003? Ancora una volta, le note dei Radiohead risuonano minacciosamente al posto giusto, nel momento giusto.
IL MISTERIOSO SIGNOR DONWOOD
OVVERO LA NON-IMMAGINE DEI RADIOHEAD
(m.m.)


Dire che i Radiohead non sono mai stati un gruppo che ha basato il proprio successo sull'immagine non. esclude il constatare come i cinque abbiano sempre posto un'attenzione quasi pedante all'aspetto grafico delle proprie produzioni. All'opposto, le copertine dei dischi e i relativi booklet, la grafica del sito Internet, il merchandising, costituiscono parte integrante della costruzione dell'universo Radiohead, e ormai dai tempi di The Bends la responsabilità del lato visuale del lavoro del gruppo è affidata a Stanley Donwood, un nome che si è conquistato e ritagliato una credibilità notevole e autonoma nella più ristretta cerchia dei cultori delle arti grafiche.
Nell'era delia realtà virtuale, i Radiohead hanno eliminato se stessi dal campo visivo, collocando la propria musica in un paesaggio che sembra provenire, da mondi alieni, ai confini con l'universo della Science fiction (non a caso due brani di Hail To The Thief sono stati scelti, prima ancora dell'uscita dell'album, come colonna sonora del telefilm Csi), e quello onirico. Un paesaggio fra inconscio e videogame a cui Donwood ha saputo dare forma, utilizzando e assemblando immagini di luoghi spersonalizzanti, aggiungendoci macchie indefinite e infantili a colori forti, come il rosso, il blu e il nero, utilizzando la computer graphic nel modo meno scontato possibile, cercando, come gli stessi Radiohead, di non diventare mai succube delle possibilità illimitate della tecnologia.
Attorno al nome di Donwood, che assieme al produttore Nigel Godrich è ormai una sorta di membro aggiunto al progetto Radiohead, aleggia un'aura di mistero. Le rarissime interviste, condotte sempre via e-mail o in chat, avevano spinto addirittura a pensare che si potesse trattare di un ennesimo alter ego di Thom Yorke. Le ancor più rare apparizioni in pubblico, fra cui quella per ritirare il Grammy vinto nel 2001 per il miglior packaging di un album, conquistato grazie all'edizione limitata di Amnesiac rilegata in stoffa rossa e con un book allegato di 32 pagine, hanno però dato credito ad altre fonti, secondo cui dietro il nome d'arte si cela Dan Rickwood, ex compagno di Università di Yorke ad Exeter. In ogni caso a Donwood sono accreditati, oltre alle copertine e ai booklet dei Radiohead, sempre realizzati in collaborazione con Yorke (celato sotto lo seudonimo di Tchocky), la grafica del sito ufficiale (www.radiohead.com). ideazione dei Ioghi-simbolo associati al gruppo (l'orso, il minotauro), e il progetto grafico alla base della creazione degli Iblips, le 'pillole' contenenti suoni, disegni, filmati e foto diffusi in rete per la promozione di Kid A e Amnesiac, e subito divenuti oggetto di collezionismo. Concentrato prevalentemente sull'attività legata ai Radiohead, Donwood ha avuto modo negli anni di pubblicare una serie di libri basati su disegni e short stories. Catacombs Of Terrori, edito dalla Hedonist Books, è un concentrato di letteratura pulp stampato su carta di canapa, strutturato attorno alle avventure di Michael Valpolicella, un investigatore privato che agisce in un contesto da romanzo noir. Tachistoscope, pubblicato sempre dalla Hedonist Press a inizio 2003 in tiratura ultra limitata, riproduce delle brevissimi storie (quasi dei flash, come suggerito dal titolo) che sono disponibili anche sul sito ufficiale di Donwood (www.slowlvdownward. com). Altri lavori di Stanley sono acquistabili su www.waste.co.uk. il sito dell'organizzazione gestita dai Radiohead per la commercializzazione del proprio merchandising.
"La creatività di Stanley non ha confini e non ha eguali sul pianeta Terra", è l'opinione che ha di Donwood Thom Yorke, un parere forse dettato dall'amicizia, su un talento che ha però trovato ulteriori sbocchi e conférme in una serie di esposizioni in Inghilterra (al Watershed Media Center di Bristol, a Bath e a Londra), nell'attività parallela di illustratore (sue molte delle copertine della rivista Internazionale), e che ha portato i curatori della raffinata rivista nipponica Idea Magazine, dedicata alle arti contemporanee, a commissionare a Donwood ben 48 pagine di disegni inediti per il numero di giugno 2003.
UNKLE THOM
I RADIOHEAD E L'ELETTRONICA
di Gian Paolo Giabini


I Da sempre la tensione dei Radiohead, o meglio, di Thom Yorke, verso l'elettronica, è stata forte. Basti pensare che Thom ai tempi dell'università, prima di fondare il gruppo, si cimentava in un progetto di elettronica. Basti pensare alle diverse dichiarazioni di amore per un'etichetta come la Warp, ovvero una delle label inglesi che più ha contribuito, con gruppi come Black Dog, Lfo, o con artisti ormai di culto come Aphex Twin, ad evolvere il pensiero di musica d'ambiente di Brian Eno (Richard 'Aphex Twin' James è stato più volte definito il Brian Eno degli anni 90). Era naturale quindi che, in dischi come Kid A o Amnesiac (e in minor misura nell'ultimo Hail To The Thief), la band adottasse certi suoni (le melodie siderali che sono state marchio di fabbrica di Aphex Twin in Selected Ambient Works 2 o che hanno contraddistinto molti gruppi della Warp e di ambient music degli anni 90) e i ritmi (quelli taglienti, sconclusionati, aritimici e nervosi di un altro gruppo chiave dell'elettronica targata Warp: Autechre). Era naturale anche che Thom Yorke, insieme all'allora sconosciuto Badly Drawn Boy e a Richard 'Verve' Ashcroft, facesse parte di un progetto come aphex twin Unkle, ovvero uno dei primi riuscitissimi tentantivi di conciliare l'allora in voga trip-hop, i suoni dell'elettronica e la forma canzone pop. In Psyence Fiction, allora, Thom scrive uno dei passaggi più interessanti del disco, Rabbit In Your Headlights, primo singolo del bellissimo album, accompagnato da uno dei video più 'devastanti' della storia di Mtv, con un barbone che cammina in un tunnel di una tangenziale da suburbia e viene più volte investito tra: l'indifferenza totale della gente. È il primo, fragoroso avvicinamento di Radiohead alla club culture, avvenuto grazie a uno delle menti elettroniche (James Lavelle) più vicine all'indie e al pop alternativo.
Di 'annusamenti' ce n'erano già stati. Ai tempi del singolo High And Dry i Radiohead si erano fatti remixare da Lfo (gruppo di punta della Warp che | aveva riveduto e corretto Planet Telex), oltre che da Depth Charge (icona dell'hip-hop astratto e underground inglese). Nel cd singolo di Karma Police la band era stata remixata da Zero 7 e Fila Brazillia. Entrambi avevano messo le mani su Climbing Up The Wall, poi diventato un vero e proprio classico del chili out. E classico 'extravagante' delle piste da ballo diventò anche Rabbit In Your Headlights mixato da Underdog (è diventato classico trance ambient) e da una leggenda vivente come David Axelrod.
Sull'onda di Rabbit In Your Headlights e sul successo del bastard pop (che si diverte a mischiare pop song e club culture), vengono poi remixati Idioteque (da un'icona della scena dance inglese come Paul Oakenfold), Everything In Its Right Place (remixato da James Lavelle e brano di chiusura di un set, quello di Lavelle, a base di breakbeat e psichedelia). Il tutto a creare le basi per quell'esplosione della così detta indietronica, al momento il fenomeno più interessante all'interno della scena elettronica. Un fenomeno che, sia pur con riferimenti e modalità diverse, cerca, con gruppi come Schneider TM, Lali Puna (più volte citati da Radiohead come uno dei loro gruppi preferiti), Tarwater, o con etichette come Morr Music, Tom Lab, Hausmusik, di creare un nuovo suono in cui la tanto bistrattata chitarra (meglio se acustica), accanto a ritmi e suoni d'ambiente pensati al laptop, dia vita a una nuova espressione elettronica.