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Radiohead | Scary Monsters and Super Creeps
Avevamo fatto la stessa operazione due anni fa, ai tempi di “Amnesiac”: azzardare una mappa del Radiohead-pensiero, attraverso le dichiarazioni dei protagonisti pescate dentro e fuori la grande ragnatela intemetica. La mappa, questa volta, suona complementare a quella che campeggia sulla copertina di “Hail To The Thief”, oscuro labirinto di segni, codici e premonizioni che illustrano la nuova musica del gruppo di Oxford. Armati di torcia e bussola ci addentriamo nel labirinto, in attesa dei grandi riflettori che a luglio (7 Bergamo, 8 e 9 Firenze, 11 e 12 Ferrara) illumineranno a giorno le piazze prescelte da Yorke e compagni per il ritorno in Italia. Campanelli d’allarme Thom Yorke: «Seguivo costantemente Radio 4 durante la guerra in Afghanistan. | Ogni qualvolta ascoltavo parole che facevano suonare dei campanelli nella mia | testa, le appuntavo su un bloc-notes. Sono andato avanti così fino a che non ho | avuto una lunga lista. Quella lista si è trasformata nell’artwork di “Hail To The i Thief». Il singolo “There There” Thom Yorke: «Quando sono stato a Los Angeles, Nigel (Godrich, producer della band - ndr) mi ha fatto ascoltare il mix finale della canzone e sono scoppiato a 1 piangerer un pianto lungo, ininterrotto. Ho subito pensato che quella fosse la i migliore canzone che avessimo mai realizzato. Per un certo periodo avevo cre-I duto che l’avremmo perduta quella canzone e la cosa mi deprimeva perché la | sua melodia aveva albergato nella mia testa per almeno quattro mesi senza andarsene mai via. Un fenomeno strano perché di solito mi annoio molto presto delle canzoni». L’album nella rete Colin Greenwood: «Non posso che ribadire quello che Jonny (Greenwood - ndr) ha già detto. Ci ha ferito scoprire che mix sbagliati di canzoni incomplete siano finiti nella Rete. E’ come mostrare una casa quando i lavori sono ancora e solo a metà strada. Certo, tutta questa attenzione ci gratifica, ma preferiamo che ci venga riservata quando l’intero lavoro sarà davvero completato. Questo è tutto rumore inutile». Living L.A. Ed O’Brien: «Nigel (Godrich - ndr) ci ha trascinati a Los Angeles perché lì aveva già realizzato tre album, due con Beck e uno con i Travis. Siamo sempre stati scettici rispetto all’eventualità di lavorare a Los Angeles perché, ammettiamolo, quel posto rievoca cose come Hotel California. Ma una volta lì, abbiamo subito realizzato che vi si può lavorare ignorando chi ci è stato prima di te. E’ stata la migliore esperienza della nostra carriera. Abbiamo registrato una canzone al giorno e non c’è stato bisogno di prorogare la nostra permanenza in studio oltre il periodo pianificato. L’approccio è stato poco cerebrale. Abbiamo dato fiducia a noi stessi, a Nigel, allo studio e alle canzoni, e tutto è filato liscio». Phil Selway: «Per “Hail To The Thief abbiamo seguito un procedimento opposto a quello adottato per “Kid A”, album che ci aveva visti entrare in studio senza nulla di preparato e per il quale avevamo dovuto fronteggiare non poche pressioni psicologiche. Improvvisare può essere stimolante ma può anche rivelarsi deprimente. Due mesi di pre-produzione ci hanno permesso di andare a Los Angeles e lavorare a ritmo spedito, registrare una canzone al giorno. Per “Kid A" ogni canzone aveva necessitato di un mese e mezzo di lavoro in studio». Crimini web Thom Yorke: «L’industria discografica sta espiando la colpa di aver distrutto il vinile e di aver inondato il mercato di musica ripackeggiata in pessimi formati cd e venduta a prezzi stratosferici. A farne le spese, e per troppo tempo, è stato il pubblico. C’era sicuramente del buono in certe ristampe ma tutto il denaro che le multinazionali hanno fatto con quelle operazioni merita il dilagante e incontrollabile abuso di copyright a cui assistiamo oggi in internet.” Phil Selway: “Non c’è grande differenza fra lo scaricare musica dalla rete e le registrazioni su nastro che facevamo quando eravamo ragazzini. Allora quando qualcosa ci piaceva davvero, dopo averla piazzata su un nastro, uscivamo a comprarla. Si diceva che l’home taping avrebbe ucciso la musica ma così non è stato...». Leadership Phil Selway: «Thom gioca un ruolo creativo molto forte nei Radiohead e il suo punto di vista emerge molto chiaramente nelle nostre discussioni. Ciò non esclude che la decisione finale venga presa da tutti noi assieme. L’input che sta dietro alla nostra musica arriva da tutti e cinque dopo una discussione democratica. Non nego che Thom abbia molta voce in capitolo ma è anche vero che nessuno di noi sarebbe felice di essere un semplice comprimario». Prog e Krautrock Thom Yorke: «Il Prog rock è triste. E il Krautrock non è prog rock ma punk music. I Queen non erano prog rock. Erano semplicemente ridicoli. I Pink Floyd dovettero fare musica lenta per essere prog rock. Certe aree dell’elettronica odorano di prog ogni tanto ma cerco di non farci caso. Coloro che pensavano che il prog rock fosse come il jazz sono rimasti delusi. Non so esattamente cosa sia il prog rock, non l’ho mai saputo. Erano prog rock i Genesis? Quando Peter Gabriel si metteva un fiore in testa e percuoteva una batteria era prog? Credo di non avere nessun legame col concetto di prog a parte i fiori forse, e i colpi alla batteria, e Peter Gabriel...». Guerra e potere Thom Yorke: «Di recente ho trascorso molto tempo in America. Ho partecipato a due manifestazioni, una a Los Angeles e una a San Francisco e sono rimasto shoccato dal numero di americani che sono terrorizzati dall’attuale governo. E’ un governo che non hanno votato e sono scesi tutti in strada, cosa abbastanza insolita specie a Los Angeles. E’ la prima volta che, in uno stato come si dice “democratico”, una guerra viene organizzata senza il consenso della gente. Perché? Perché l’America è governata da una manica di bigotti maniaci religiosi che hanno comprato la loro elezione e che sanno esercitare il loro potere solo attraverso la guerra. Inventare una guerra, dichiarare guerra, conquistare voti per le prossime elezioni. Hanno bisogno di voti per le prossime elezioni: è questa la ragione vera che sta dietro a questa guerra. E’ immorale. E’ egoistico». Oscurantismo e minaccia americana Thom Yorke: «L’album avrebbe dovuto intitolarsi “The Gloaming”. Adesso quello è diventato il sottotitolo. Allude all’oscurità che lentamente sta avvolgendo tutta l’umanità: come un flagello del Medioevo tornato nuovamente alla ribalta. Nel Medioevo.la gente era ossessionata dalla paura di essere “posseduta”. La stessa cosa sta succedendo oggi, c’è una forza maligna che mina la civilizzazione. Molta gente sembra inconsapevole della preoccupante ascesa del fascismo e dell’ignoranza a cui stiamo assistendo. E’ quello il vero “ladro”. Il ladro è qualcuno che s’impossessa della tua anima per infilarsi nel tuo corpo. Ho incontrato pochi politici nella mia vita ma ho capito che dietro la loro esteriorità c’è del male. Se incontrassi Blair, non gli direi niente. Mi sederei e resterei a guardare la sua bocca che si muove e l’aria che gli sta attorno». Jonny Greenwood: «Il titolo del nuovo album è molto di più di una semplice allusione a un evento politico qual è stato l’elezione di Bush. E’ un disco che avrà vita più lunga di Bush, a meno che egli non stia organizzando un’intera dinastia, il che è possibile». Thom Yorke: «Non abbiamo mai pensato di fare del nuovo album un disco di protesta. Sarebbe stato troppo riduttivo. Come sempre invece, abbiamo semplicemente assorbito ciò che stava succedendo attorno a noi. Il titolo dell’album va ben oltre la semplice propaganda anti-Bush. Se dovessimo trovarci nella situazione in cui la gente comincia a bruciare i nostri dischi, bene, che lo faccia pure. E’ tutta qui la questione. Il crepuscolo è cominciato. Siamo entrati nell’oscurità. E’ già successo in passato, la storia parla chiaro. Sarebbe grave se qualcuno, in qualsiasi modo, ci minacciasse per il semplice fatto di aver realizzato un’opera artistica. Saremmo costretti a trasferirci in qualche posto oscuro. Come la luna». |





