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L'oscurità arriva | RADIOHEAD: ESCE HAIL TO THE THIEF
Arriva il disco più atteso dell’anno. Ma non sperate che qui si parli di questo. A Thom Yorke interessano altre cose: i tempi bui che (secondo lui) stiamo vivendo, l'intolleranza, le ingiustizie. E la mixomatosi.
di Luca Valtorta | foto: Jason Evans


Oxford, Inghilterra
THOM YORKE ENTRA NELLHOTEL RANDOLPH. È ARRIVATO A PIEDI CON IL SUO GIUBBOTTINO DA “MISERABILE”, COME L'HA DEFINITO CERTA STAMPA INGLESE BENDISPOSTA VERSO DI LUI, E CON UNA BORSA DA SCOLARO DELLE ELEMENTARI A TRACOLLA HA LA MIXOMATOSI. Sorride. È molto magro c ha un po’ di barba che gli copre il volto. Forse per alcuni non sarà molto presentabile, eppure oggi è qui, nell’hotel più prestigioso di Oxford per rilasciare interviste. Bisogna esserci stati, qui, per capire davvero perché cantava «io non appartengo a questo posto» in Creep, l’inno esistenziale del primo album dei Radiohead, quello che li ha fatti conoscere al mondo. Nell’hotel si aggira infatti una strana specie di studenti: vestiti con elegantissimi abiti da sera c ubriachi fradici. Sono i rampolli delle migliori famiglie d’Inghilterra. Sembrano già morti e avranno vent’anni. Per questa gente Thom Yorke aveva la mixomatosi. Oggi però, per lui, è tutto diverso: appare disteso e rilassato. Si muove veloce e ride in quel modo tutto suo. Quando viene il momento di entrare nella sua stanza, gentilmente mi offre da bere e poi, abbandonate le scarpe per terra, si va ad appollaiare su una poltrona. Incomincio.

In una recente intervista ho letto che Madonna ha detto: "Chiunque in questo periodo vorrebbe essere Thom Yorke". Cosa pensi avesse in mente?
«Forse, se davvero vuole essere Thom Yorke, avrebbe bisogno di un insegnante, non credi?».

Se è per questo ha anche detto che adesso sta imparando a suonare le vostre canzoni con la chitarra.
«Ah... ah... aah... aaaah (emette degli strani gemiti come se stesse entrando in agonia). Sì, ho letto quella storia da qualche parte...».

Forse voleva proporsi: non avete bisogno di una nuova chitarrista?
«Brrrrr...» (si stringe nelle spalle mimando spavento e poi simula un’esplosione del suo cervello).

Ma se nel nuovo album le avete dedicato anche una canzone...
«Noi le avremmo dedicato una canzone? Non mi risulta. Quale canzone? (sorpreso)».

We Suck Young Blood (ovvero “Noi succhiamo sangue giovane”, vedi recensione a pag. 102)!
«Naaa! Io ho detto questo? Io non ho mai detto nulla del genere, ci mancherebbe (scoppia a ridere muovendo le mani in modo buffo per schermirsi)».

Sei l'unico che non ha detto nulla del fatto che vi abbiano rubato le canzoni mettendole su Internet due mesi prima della loro pubblicazione ufficiale. Siete stati voi stessi a farlo, ammettilo!
«Sì, sì certo. È stata la mia nuova, brillante idea di marketing. Sai, la verità è che io non ci posso fare nulla. È come se quelle canzoni fossero state di mia proprietà molto, molto tempo fa. Mi sembra inutile stare a ripetere le

In questo disco apparentemente c'è molta meno rabbia, rispetto a Ok Computer. O per lo meno è rappresentata in una maniera più sottile...
«In realtà io credo che questo sia un disco molto, molto, molto, molto, molto, molto arrabbiato. Ed è un tipo di rabbia così forte che se la esprimi a delle persone chiuse in una stanza non riesci a farti capire: le spaventi... È quel genere di rabbia. È stato strano perché ho davvero provato a non farmi coinvolgere; ho cercato di rimanere calmo. Ma alla fine, quando ho ascoltato il lavoro tutto insieme, mi sono detto: “comunque è usata Io stesso". È lì, c forse così deve essere».

Un altro titolo per l’album infatti doveva essere The Gloaming (“L'oscurità”). Non credo sia un caso...
«No. Perché l’oscurità sta arrivando. Anzi è già arrivata. Stiamo vivendo in un tempo che diventa ogni giorno sempre più sinistro».

Hai dichiarato però che non c’è modo di fare canzoni “politiche" di qualità a meno che il nome della tua band sia The Clash. Però hai partecipato ad alcune iniziative...
«Io voglio partecipare a delle campagne di sensibilizzazione per provare a cambiare le cose in meglio con delle modalità molto apolitiche. “Cancella il debito” per esempio, per me non è un affare di sinistra, è una cosa molto semplice, che va fatta. Visto il corso degli eventi attuali ti rendi conto che istituzioni come la Banca Mondiale e l’Organizzazione per il Commercio non fanno ciò che dovrebbero. Invece di essere all’altezza del loro nome e di ciò di cui dovrebbero occuparsi perché il mondo diventi un luogo giusto per tutti, si occupano solo dei privilegi dei potenti c delle corporazioni. E continueranno ad usare il loro potere in questo modo fino a quando qualcuno non glielo impedirà. La gente dovrebbe solo alzarsi c radere al suolo quei fottuti edifici».

Cè uno scrittore italiano, Pasolini, che in un film terribile intitolato Salò o le centoventi giornate di Sodoma ha messo insieme cinque personaggi che rappresentano i potenti del mondo: queste persone potevano costringere la gente a fare tutto dò che desideravano. Per Pasolini questa era una metafora dell'anarchia del potere ovvero di un potere totalmente fuori controllo...
«Questo concetto è davvero molto interessante. Ho letto Pasolini c credo di capire a che cosa intendesse riferirsi. Il paradosso è che tutti i governi hanno creato questo stato di anarchia globale, perché non gliene frega niente. Loro sono i responsabili e loro sono i meno qualificati per occuparsi del resto dell’umanità perché non gliene frega un dannato cazzo. E questa è la verità. Questa è la mia esperienza. Questa non c politica. Non si tratta del partito di sinistra, di destra. Non è fottuta politica! È il futuro della razza umana! È molto, molto semplice. Non accusarmi di essere di sinistra, perché questo non ha senso! Stiamo parlando di cose reali che accadono, non di politica».

Non c’è il rischio di venir strumentalizzati quando si partecipa a certe iniziative?
«Ho fatto delle cose per “Cancella il debito”. Ma non volevo che diventasse una cosa tipo Live Aid, ovvero: “questa è un’ottima occasione perché puoi usare la tua faccia e avere molti passaggi in TV”. Se l’avessi fatto in quel modo avrei reso meschino il problema per cui mi battevo e avrei dato modo alle Tv di prendere ciò che facevo, editarlo, sconvolgerlo, strangolarlo, massacrarlo e farmi sembrare un coglione e poi far sembrare quell’impegno ancora più stupido. Ma questo è qualcosa che non puoi fare con questioni come, per esempio, la guerra. Ogni singola persona in questo Paese è responsabile del fatto che il nostro governo abbia deciso di andare in guerra. E non diciamo “no, non è colpa nostra, è tutta colpa di Blair”, perché siamo tutti responsabili. Gli abbiamo fatto fare quel cazzo che voleva. È una cosa molto diversa».

Ho letto le reazioni di alcuni lettori americani nei confronti del titolo del vostro nuovo disco e della vostra presenza alle manifestazioni contro la guerra. Vi hanno davvero insultato.
«Sì, beh, sta bene. Lasciami chiarire le cose un po’ meglio. Vedi, ti posso garantire che queste sono le persone che non amano la nostra musica, così come posso garantirti che queste sono le persone con le quali non vorrei trascorrere una serata in compagnia».

La cosa che mi ha impressionato è stato il loro furore profondo...
«È molto difficile per me capire come qualcuno possa esprimere tanta e tale fedeltà verso un governo che si c impegnato in certe operazioni. Non si tratta di insultare l’America, non è proprio questo il punto. Mi sembra che alcuni semplicemente non vogliano vedere la verità. Insomma, se qualche rapper in America si rivolgesse ai ragazzi italiani dicendo: “sai una cosai Credo che chi vi governa sia corrotto!’’, i ragazzi italiani non urlerebbero "ha detto quella cosa sul nostro Presidente! Adesso io odio la sua musica!". Ma in America succede. Non in Canada. Non in Francia. Da nessun’altra parte. È una cosa fuori di testa. Anche se naturalmente bisogna stare attenti e distinguere: non la pensano certo tutti così».

Hai l'impressione che questo tipo di intolleranza sia in aumento?
«Ma sai, è strano perché la scorsa settimana durante un’intervista un tipo mi ha deno: “credo che la politica avveleni la tua musica”. Io gli ho risposto: “senti, amerei con tutto me stesso avere la possibilità di non inquinare la mia musica e darei qualsiasi cosa perché questa merda se ne andasse dalla mia musica, ma così non può essere, quindi ti devi abituare”. E se non ti va più bene, per me non cambia nulla, vai e ascolta ciò che vuoi. Oggi non mi interessa parlare dei miei problemi personali in un disco. Quello che faccio è questo: se non ti piace, pazienza».

Immagino tu abbia letto il libro di Michael Moore, Stupid White Men (vedi a pag. 122)...
«Ci siamo incontrati proprio durante quella campagna elettorale. Lui era una persona davvero severa ma al tempo stesso molto dolce. È veramente in gamba. È un coraggioso, grande

Hai visto anche il film, Bowling For Columbine?
«Sì, sì, certo».

In quel film si parla anche di Marilyn Manson: cosa ne pensi di lui?
«Provo molto rispetto per lui, perché è coraggioso. È un po’ la stessa cosa di Eminem. È un grande tipo. I Public Ememy erano ancora più coraggiosi e, per fortuna, ce ne sono ancora molti altri clic non hanno paura di essere “scomodi”».

Il brano Go To Sleep mi ha ricordato l’atmosfera folk di un film strano come The Wickerman che racconta dei riti pagani di una piccola isola scozzese. Lo conosci?
«Sì, l’ho visto su dvd: è un film grandioso. Uno dei miei amici mi ha detto che quel pezzo suona come i Jethro Tull. Ho detto: “davvero? Ma come diavolo suonano i Jethro Tull?". È una canzone strana, e capisco quello che intendi dire. Ha una sorta di atmosfera folk-rock degli Anni 60. È bello. Va bene così. Chi se ne importa?».

C’è un'ultima cosa che volevo chiederti. Riguarda quella canzone che si intitola Myxomatosis. So che è una malattia infettiva che uccide i conigli. Credo di intuirne il significato: la malattia ti rende diverso. La gente non ti vuole. Forse potrebbe anche essere innocua in realtà. Ma tu qualche volta vorresti invece davvero che fosse mortale. C'è molta rabbia...
(Si alza in piedi, mi stringe la mano) «È esattamente così! È proprio questo il significato. Credimi: saprei davvero da chi andare» (ha la mixomatosi). □
Ed O’Brien saluta il ladro e... Stingi


Incontriamo Ed a Milano un paio di settimane prima di volare a Oxford per intervistare Thom. È una persona davvero gentile. Mentre Thom è completamente immerso nel mondo delle sue sensazione viscerali, lui è più “razionale”. Cominciamo dicendogli che il titolo deH'album, “Salute al ladro”, è stato profetico: oltre che a Bush (uno dei riferimenti dichiarati) è un saluto anche a chi il vostro album l’ha rubato su Internet...
“Perché no? Il titolo può significare un sacco di cose».
Non ne anticiperete l’uscita?
«No, l'album uscirà il 9 di giugno, ma sarà già stato in giro da nove settimane prima, quindi... sarà interessante vedere cosa succederà. La casa discografica è più in panico di quanto lo siamo noi».
Io credo che i Radiohead sia uno dei pochi gruppi per cui la gente compra lo stesso il disco anche se lo può ascoltare su Internet.
«Non lo so. Lo spero. Tu credi che lo compreranno?".
Ne sono sicuro. Anche perché ai tempi di Kid A e Amnesiac si potevano già trovare i brani su Internet...
«Sì, per Kid A sicuramente. Negli Stati Uniti è arrivato al numero uno e la gente ha riconosciuto che il merito era del fatto che fosse stato disponibile su Internet È stato utile".
Un'altra cosa che apprezzo è che avete suonato le canzoni dal vivo un anno prima della pubblicazione del disco...
«Si, e potevi anche avere i download di quelle versioni. Anche perché non erano le versioni definitive. Cosi puoi vedere come i brani si evolvono. Mi piace questa cosa. Mi ricordo che gli U2 avevano dei master di Achtung Baby di cui si dicevano disgustati. Qualcuno me ne ha fatto una copia ed erano fantasticiI Erano interessanti perché potevi ascoltarli provare, e visto che io stesso ero un musicista, mi appassionava poter sentire una cosa del genere. Puoi capire la verità e la sincerità di una certa cosa, vedere come le canzoni si evolvono...".
Infatti c’è una grande differenza tra le canzoni che avete suonato dal vivo e quelle che ho sentito adesso. A questo punto credo che i Radiohead siano un gruppo importante per molte persone nel mondo per la loro sincerità...
«Credo che una grande, grande cosa di questo gruppo sia proprio il fatto che cerchiamo di agire in un modo molto onesto. Pensa a persone come Sting. Sting ha fatto molte cose buone, come l'impegno per la salvaguardia delle foreste vergini brasiliane, ma c’è un elemento che non permette alle persone di credergli fino in fondo: c'è troppo ego, troppo... non so. Non parla chiaro. Forse perché ha paura che i suoi dischi vendano di meno. Lui ha un tenore di vita che deve mantenere, e perché tu possa mantenere un certo tipo di tenore di vita, ci sono cose che non dici, cose che non fai... e credo che questa sia una cosa molto triste. A me non interessa: vivo bene così come sono».